Intervista ad Olivier Charbonneau, primo volontario per Milano
Sono a Quebec, al congresso dell'IFLA 2008, al banchetto organizzato da IFLA e dal Comitato nazionale per promuovere il congresso a Milano 2009.
Si avvicina un volontario, Olivier Charbonneau.
Lo riconosco perché, come tutti i volontari a Quebec, indossa un gilet blu, e ha al collo un badge che, nel caso dei volontari, ha una banda gialla di riconoscimento.
Ce ne sono decine in giro per il centro congressi, in totale ne sono stati reclutati 275. Sono spesso giovani studenti di biblioteconomia, o bibliotecari, ma ce ne sono di ogni età, professionisti ormai da tanto, anche un direttore di una importante biblioteca canadese.
Sui loro badge delle bandierine indicano le lingue parlate, in genere francese e inglese, talvolta altre lingue. Danno indicazioni, controllano gli accessi alle sale, all'inizio del congresso hanno condotto le operazioni di registrazione, stanno al banchetto di informazione sulle visite alle biblioteche, sulle gite pre- e post-congresso, sugli eventi sociali. Sono sorridenti, efficienti, volenterosi di aiutare, anche quando non vengono interpellati. Sono, per tutti i congressisti, soprattutto per noi meno esperti e in particolare nei primi giorni, la garanzia che, in qualunque situazione, avremo la possibilità di chiedere a qualcuno una mano sul da farsi.
Olivier si rivolge a me e mi chiede, con mio grande stupore, come fare per diventare volontario a Milano 2009. Olivier è subject librarian (business) presso la Concordia University di Montreal, si interessa soprattutto delle tematiche relative al copyright e all'open access, cura un blog in francese <http://www.culturelibre.ca/> ed è già stato volontario a Glasgow, nel 2002, mentre nel 2006, a Seul, ha presentato una relazione in una delle sessioni.
Ora è volontario a Quebec, ma ha presentato una relazione a una pre-conferenza a Montreal.
Per il 2009 ha in programma un anno sabbatico di studio e di ricerca (è previsto nel suo contratto) e pensa di passare parte di questo periodo in Europa. Cercherà quindi di far coincidere il periodo europeo, e le vacanze, con il congresso IFLA a Milano, e di partecipare al suo quarto congresso IFLA come volontario. Si scusa del non saper l'italiano, ma parla inglese e francese e un po' di portoghese.
Chiedo a Olivier come mai ha deciso di fare questa esperienza di volontariato all'IFLA.
Mi risponde: "Le ragioni sono più di una, ma direi che la principale è quella di poter incontrare molta gente, soprattutto colleghi da ogni parte del mondo. Il ruolo di volontario, in quanto tale, consente di stabilire facilmente delle relazioni. La gente, infatti, si rivolge più facilmente a te come volontario che a un altro delegato per avere aiuto e informazioni ed è facile stabilire una comunicazione con le persone, o aiutarle ad entrare in contatto tra loro. In questo modo si riescono a stabilire contatti e relazioni, soprattutto professionali, utili nel presente e nel futuro. Gran parte di quanto avviene nel congresso IFLA avviene al di fuori delle sale in cui si svolgono le conferenze ufficiali, avviene nei corridoi o negli avvenimenti sociali, in una situazione che lascia spazio anche ai volontari.
Un'altra ragione è la soddisfazione di rendersi utili di fronte a colleghi provenienti da ogni parte del mondo: la soddisfazione di far conoscere la tua biblioteca, la tua città, il tuo Paese. La soddisfazione di sentirsi utili e l'orgoglio del contribuire a far scorrere tutto in modo organizzato ed efficiente.
Infine c'è un'altra ragione, più importante anche professionalmente. Mi piacerebbe, in futuro, essere coinvolto nel lavoro IFLA, entrare in una delle divisioni in cui si discutono gli standard, le linee guida, il futuro della nostra professione. Ma questo impegno è oneroso, sia in termini di tempo sia in termini economici, dal momento che richiede di incontrarsi, almeno una volta all'anno, se non due, con i colleghi della sezione. Partecipare all'IFLA come volontario, mi consente di "sperimentare" l'IFLA senza esserne per ora coinvolto in prima persona. Nei momenti in cui non prestavo servizio, infatti, ho avuto modo non solo di ascoltare le relazioni, ma soprattutto di partecipare alle open session, dove si discutono le tematiche all'ordine del giorno ma sono ammessi anche gli osservatori, e ho così potuto osservare da vicino i lavori di alcuni gruppi di studio e lavoro".
Chiedo a Olivier come si è organizzato per l'alloggio (Olivier vive a Montreal, a circa 3 ore di treno da Quebec City, ma avendo lavorato per diversi giorni alla conferenza si è fermato a Quebec qualche notte):
"Mi sono organizzato insieme alla mia fidanzata: anche lei è bibliotecaria, lavora presso l'ente nazionale per l'elettricità ed ha ottenuto dal suo datore di lavoro di avere pagata la quota di iscrizione al congresso ma non le spese di alloggio e di missione. Abbiamo preso una stanza insieme, grazie anche alla possibilità offerta dall'Università Laval, che durante l'estate mette a disposizione le residenze universitarie ad un prezzo contenuto. Lei però tornerà prima e io dividerò la stanza con un collega a cui vengono invece pagate le spese di missione. Così si sono organizzati tutti i volontari: a volte qualcuno ha avuto le spese di trasporto e missione pagate dal proprio datore di lavoro, altre volte sono venuti qui "comandati" dall'ente per cui lavorano, altre volte avevano magari parenti o amici da cui farsi ospitare. C'è stato un grande passaparola e molti hanno avuto modo di organizzarsi".
Olivier continua raccontandomi gli aspetti organizzativi relativi ai volontari all'interno del congresso, le modalità con cui sono stati reclutati, le difficoltà avute ma anche la grande soddisfazione che tutti loro stanno vivendo di un congresso svoltosi in maniera esemplare da un punto di vista organizzativo: una grossa macchina che ha visto oltre 4000 delegati e circa un migliaio di accompagnatori passare attraverso la sua organizzazione senza intoppi, senza che venisse mai meno lo spirito di servizio e il sorriso di un volontario.
Saluto Olivier e prometto di contattarlo per Milano 2009: abbiamo il nostro primo volontario!
Cristina Selva