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Ifla in Italia

1) IFLA & Italy, a long-lasting legacy
[*heritage? friendship? connection?]

(Simonetta Buttò e Alberto Petrucciani)

La storia della nascita dell'IFLA si lega strettamente all'Italia e alla figura del più attivo bibliotecario italiano della prima metà del Novecento, Luigi De Gregori, nonostante che, fino al 1930, l’Italia non avesse ancora dato vita alla propria associazione bibliotecaria.

Come è noto, la prima riunione plenaria dell’International Library and Bibliographical Committee, formalmente costituito ad Edinburgo l’anno precedente, si tenne a Roma il 14 giugno 1929, alla vigilia dell'apertura solenne del Primo Congresso mondiale delle biblioteche e di bibliografia. Pochi giorni dopo a Venezia, nella grande sala della Biblioteca Marciana, la Federazione prese il nome che tuttora conserva e le associazioni aderenti ratificarono lo Statuto, nel frattempo elaborato nella seconda riunione plenaria, tenuta a Firenze.

Le relazioni internazionali fra i bibliotecari, che già si erano incontrati più volte in importanti occasioni congressuali (a Londra nel 1877 per la fondazione della Library Association britannica, a Chicago nel 1893 per la Columbian Exposition, ancora a Londra nel 1897 e a Parigi nel 1900 in coincidenza con l'Esposizione universale), avevano subito inevitabilmente un'interruzione con la grande guerra e negli anni successivi. Tuttavia, la cooperazione internazionale subito dopo la guerra poteva contare sull'attività della Società delle Nazioni, costituita allora, che aveva creato una Commissione internazionale di cooperazione intellettuale, con sede a Ginevra e un organo esecutivo, l'Institut international de coopération intellectuelle, a Parigi, presso il quale si costituì poi un Comitato degli esperti bibliotecari.

Anche la prima idea di costituire una Federazione internazionale delle associazioni bibliotecarie veniva dalla vecchia Europa: al Congrès international des bibliothécaires et des amis du livre di Praga, il 29 giugno del 1926, venne avanzata per la prima volta la proposta di costituire «un'unione bibliotecaria internazionale»le cui attività avrebbero dovuto essere coordinate dall’Istituto internazionale per la cooperazione intellettuale. A formularla fu un bibliotecario parigino, Gabriel Henriot, presidente dell'Association des bibliothécaires français, fondata nel 1906, e apostolo delle biblioteche per tutti, da quel momento considerato come «the spiritual father of IFLA» (Joachim Wieder). La risoluzione proposta da Henriot venne votata dall'assemblea, ma l'incontro nella capitale cecoslovacca non aveva avuto la fortuna di una platea incantata e coinvolta come accadrà a quelli che l'avrebbero seguito (dall'Italia sembra che vi abbia partecipato solo il direttore della Biblioteca comunale di Foggia, Oreste De Biase), e probabilmente molti delegati pensavano già ad un altro importante appuntamento, questa volta oltreoceano.

Nell’autunno del 1926, infatti, i bibliotecari di tutto il mondo si sarebbero ancora incontrati ad Atlantic City, nel New Jersey, per la celebrazione del cinquantenario dell'American Library Association. Per promuovere la partecipazione al congresso il Carnegie Endowment aveva finanziato numerosi viaggi di bibliotecari americani: nel suo tour europeo William Warner Bishop, bibliotecario dell'Università del Michigan che fu anche presidente dell'ALA, incontrò a Roma il filosofo Giovanni Gentile, allora ministro della pubblica istruzione.

A fine ottobre, ad Atlantic City si ritrovarono, con i bibliotecari americani dell'ALA, 58 delegati di 26 paesi diversi, e al termine del Congresso una trentina di ospiti stranieri furono invitati a partecipare all'ALA Post-Conference Trip per visitare le biblioteche delle maggiori città americane: Washington, New York, Philadelphia, Chicago, Detroit.

A rappresentare l'Italia il ministro della pubblica istruzione, Pietro Fedele, aveva designato Luigi De Gregori, direttore della Biblioteca Casanatense, il più stimato dei bibliotecari italiani di allora, conosciuto all'estero (per esempio da Bishop, con cui corrispondeva e che era stato spesso in Italia), anche se, tra le maggiori lingue straniere, padroneggiava allora soltanto il francese. Lo accompagnava Vincenzo Fago, singolare figura di bibliotecario giramondo (aveva avuto l'incarico di impiantare la Biblioteca universitaria del Cairo, era stato per molti anni comandato presso il Ministero degli esteri e allora dirigeva l'Ufficio Scambi internazionali al Ministero dell'istruzione), che parlava con scioltezza inglese e francese.

Nel corso dei lavori Hugo Krüss, direttore generale della Preussische Staatsbibliothek di Berlino, ripresentò la proposta di dare vita a un'associazione bibliotecaria internazionale, che si sarebbe dovuta costituire formalmente a Edimburgo, in una riunione di delegati ufficiali delle associazioni interessate, da tenere l'anno seguente nell'ambito del congresso previsto per la celebrazione del cinquantenario della Library Association britannica.

A Edimburgo le idee di Praga e di Atlantic City si concretizzarono in un primo risultato. I delegati ufficiali di quindici paesi votarono, il 30 settembre 1927, la "Edinburgh Resolution" che istituiva formalmente un «International Library and Bibliographical Committee», fissandone alcune regole di funzionamento, ed era perciò il primo incunabolo della Federazione. Erano presenti dodici paesi europei – Austria, Belgio, Cecoslovacchia, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Svizzera – insieme agli Stati Uniti d'America, al Canada e alla Cina. Nel Comitato esecutivo nominato a Edimburgo entravano i rappresentanti delle quattro associazioni più numerose e consolidate (l'American Library Association, la Library Association, l'Association des bibliothécaires français e il Verein Deutscher Bibliothekare), il delegato cecoslovacco, forse in omaggio all'iniziativa praghese, il delegato italiano, Vincenzo Fago e, come presidente super partes, lo svedese Isak Collijn, direttore della Kungliga Biblioteket di Stoccolma e consulente della Biblioteca Vaticana.

Nonostante non fosse ancora nata l’Associazione dei bibliotecari italiani, nei mesi seguenti partì dall'Italia, all’inizio sulla base di contatti informali, la candidatura di Roma come possibile sede del primo dei congressi mondiali che la nuova organizzazione intendeva tenere, secondo le deliberazioni di Edimburgo, almeno ogni cinque anni. Roma si offriva inoltre di ospitare la riunione di insediamento dell'International Library and Bibliographical Committee e del suo Comitato esecutivo, che infatti si tenne il 31 marzo 1928.

I membri del Comitato (erano presenti 11 dei 15 paesi fondatori), accolti nella nuova sede del Ministero dell'istruzione, a Roma, in viale Trastevere, presero per prima cosa atto che tutte le associazioni aderenti avevano ratificato la risoluzione di Edimburgo e il Comitato si poteva quindi considerare formalmente costituito. Fago venne eletto vicepresidente insieme a Bishop (che sarebbe stato poi il successore di Collijn alla presidenza). Subito dopo, i delegati accolsero la proposta italiana di organizzare a Roma il primo Congresso mondiale, la Direzione generale delle biblioteche assicurò il suo appoggio e Fago venne nominato segretario generale del congresso, la cui organizzazione sarebbe stata curata da un comitato locale, presieduto dal conte Antonio Cippico, senatore e già per molti anni professore a Londra, con autorità governative e cittadine, funzionari e bibliotecari.

A pochi mesi da Edimburgo, la strada dell'International Library and Bibliographical Committee, che al principio si prospettava incerta, diventava così in discesa: il comitato esecutivo poteva guardare con fiducia al primo grosso impegno della nuova organizzazione, il Congresso mondiale delle biblioteche e di bibliografia, che si sarebbe tenuto nella seconda metà di giugno del 1929. L'appoggio del Governo italiano era certo e sostanzioso (fu persino approvata una legge speciale, la n. 3094 del 27 dicembre 1928) e il regime di Mussolini godeva allora, come si sa, di una notevole considerazione in Europa e nel mondo.

Avviata la macchina organizzativa, crescevano le adesioni da parte delle associazioni: Estonia, Finlandia, Giappone, Lettonia, Messico, Polonia, Ungheria. Altri paesi presero contatti con l'Esecutivo e in molti di quelli ancora privi di un'associazione professionale la nascita del Comitato stesso serviva da stimolo. Tra i paesi privi di un'associazione bibliotecaria, in effetti, c’era anche l'Italia: i delegati italiani partecipavano alle iniziative internazionali grazie alla copertura finanziaria del Ministero e, formalmente, in rappresentanza del Gruppo Biblioteche dell'Associazione generale fascista del pubblico impiego, un'organizzazione parasindacale di cui Vincenzo Fago risultava segretario nazionale per il settore bibliotecario, mentre Luigi De Gregori non vi era nemmeno iscritto.

Il primo Congresso mondiale delle biblioteche e di bibliografia, distribuito su sedici giorni (15-30 giugno), in due città (Roma e Venezia) e con visite ed esposizioni, ufficiali e non, in altre sette (Bologna, Firenze, Milano, Modena, Montecassino, Napoli e Trieste), vide la presenza di circa 1.300 bibliotecari da quasi quaranta paesi. Al Congresso, oltre alle associazioni che già avevano aderito all'International Library and Bibliographical Committee, parteciparono delegazioni ufficiali della Spagna, della Russia, dell'Egitto e della Siria, oltre che della Società delle Nazioni, e rappresentanti di numerosi altri paesi (Algeria, Bulgaria, Filippine, Jugoslavia, Marocco, Palestina, Portorico, Romania, Tunisia, Turchia). Oltre al Vaticano, che non può essere dimenticato perché i congressisti, fra i quali non mancavano i monsignori Giovanni Mercati ed Eugène Tisserant, ebbero l'onore e il piacere di un'udienza papale, nel salone affrescato della Biblioteca Vaticana, con il caloroso saluto, con "cuore di bibliotecario", di Pio XI, «l'antico ed ormai vecchio collega» Achille Ratti, come lui stesso volle definirsi, già bibliotecario all'Ambrosiana di Milano e alla Vaticana.

Il contributo scientifico portato nelle sedici sezioni in cui vennero suddivisi i lavori fu di altissimo livello e i congressisti stranieri rimasero affascinati dai tanti eventi congressuali e culturali, mostre, ricevimenti e gite, di quelle due indimenticabili settimane estive, assolate ma rinfrescate da qualche pioggia improvvisa.


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Numerose, naturalmente, furono in quei giorni anche le riunioni e le sedute dedicate all'organizzazione dell'International Library and Bibliographical Committee. Come si è detto, la prima riunione plenaria si tenne a Roma il 14 giugno, alla vigilia dell'apertura solenne del Congresso, all'Albergo degli Ambasciatori, con la presenza di rappresentanti di 18 paesi e della Società delle Nazioni.

Appena terminata la sua relazione sulle attività svolte da Edimburgo in poi, il presidente Collijn propose, visto il successo che stava ormai arridendo al Comitato, di cambiarne la denominazione, già diventata inadeguata, in «International (or World's) Union of Library Associations». Dopo un'ampia discussione fu approvata all'unanimità quella che è ancora oggi, con una variante, la denominazione dell'organizzazione internazionale dei bibliotecari, allora ufficialmente in quattro lingue (Fédération Internationale des Associations des Bibliothécaires, International Federation of Library Associations, Internationales Verband der Bibliotheksvereine, Federazione Internazionale delle Associazioni dei Bibliotecari).

L'IFLA, insomma, ricevette il suo battesimo a Roma, il 14 giugno 1929. Nella stessa occasione T.P. Sevensma, direttore della Biblioteca della Società delle Nazioni, venne nominato segretario perpetuo e presso di lui, a Ginevra, la Federazione fissava la sua prima sede.

Oltre al nome, però, alla Federazione occorreva uno Statuto, perché la risoluzione di Edimburgo aveva stabilito solo le regole per la costituzione del primo Comitato e gli obiettivi della sua attività fino alla scadenza, fissata al termine dell'anno in cui si sarebbe svolto il primo Congresso. La storia si sposta quindi all'Albergo Savoia di Firenze, dove il 25 giugno il segretario dell'ALA e segretario provvisorio del Comitato, Carl H. Milam, portò alla seconda riunione plenaria del Comitato una bozza di statuto che venne discussa, emendata e approvata, così da stamparla e distribuirla alla seduta conclusiva del Congresso.

La mattina del 29 giugno, al principio dell'ultima seduta dei lavori scientifici del Congresso, nella sala della Biblioteca Marciana di Venezia, Collijn dette l'annuncio del nome che era stato prescelto per la Federazione e Fago lesse in inglese il nuovo Statuto, datato «Firenze, 25 giugno 1929», che le associazioni aderenti avrebbero poi dovuto ratificare. I primi due articoli dicevano:

1) The name of this organisation shall be the International Federation of Library Associations.
2) The object of the Federation shall be to promote international library cooperation.

Il Congresso si concluse con la votazione delle risoluzioni e, nella seduta solenne del giorno successivo nella Sala dei Pregadi, con l'ordine del giorno finale e i discorsi di ringraziamento delle autorità e di numerose delegazioni.

Qualche mese dopo, soprattutto per impulso di Luigi De Gregori, si sbloccava anche l'"anomalia" italiana. La finzione dell'esistenza di un'associazione bibliotecaria italiana, che in effetti non c'era, non permetteva ai bibliotecari italiani di ricevere fino in fondo il riconoscimento del ruolo che pure stavano svolgendo nel consesso internazionale. Il primo Congresso mondiale delle biblioteche e di bibliografia, che l'Italia aveva appena ospitato, poteva però costituire il collante fra le aspirazioni alla sprovincializzazione dei bibliotecari italiani più preparati e innovatori, che tanto avevano fatto per la riuscita di quell'incontro, e il desiderio del regime di esibirsi sulla scena internazionale. Nel 1930, infatti, si formò il Comitato promotore dell'Associazione dei bibliotecari italiani, composto da bibliotecari statali e degli enti locali, alla cui presidenza fu chiamato Pier Silverio Leicht, storico del diritto e deputato, che al Congresso aveva rappresentato il governo in qualità di sottosegretario del ministro Belluzzo e presieduto la Commissione tecnica responsabile della scelta delle relazioni.

Lasciato nel settembre 1929 l'incarico di governo, Leicht aveva continuato a coordinare la redazione dei monumentali atti del Congresso mondiale, in sei volumi, con la collaborazione del conte Cippico, del direttore generale Salvagnini e di alcuni bibliotecari. Il Comitato promotore dell'Associazione dei bibliotecari italiani (denominazione mutata nel 1932 in Associazione italiana per le biblioteche) si avvalse perciò delle stesse personalità politiche e professionali che avevano contribuito al successo del Congresso mondiale ed ebbe buon gioco a puntare sull'esperienza appena conclusa e sulla rivendicazione di una tradizione bibliotecaria di prim'ordine per ottenere dal ministro dell'educazione nazionale Balbino Giuliano l'autorizzazione a costituire l'associazione. Sotto il regime fascista, infatti, associazioni di questo tipo potevano essere costituite solo con l'autorizzazione del Governo, che doveva approvare anche lo Statuto. Così finalmente la mattina dell'11 giugno 1930, nello studio di un notaio a Roma, il presidente Leicht, i vice presidenti Salvagnini e Bonazzi, il tesoriere De Gregori, i consiglieri Calcagno e Boselli e il segretario Mancini firmarono l'atto costitutivo dell'AIB, subito festeggiato con un brindisi nel Caffè Aragno, il locale dove si riunivano abitualmente letterati, giornalisti e uomini politici romani.

Il primo Presidente dell’Associazione italiana biblioteche, Pier Silverio Leicht, rappresentò quindi i bibliotecari italiani in diverse occasioni internazionali e fu anche nominato vicepresidente onorario dell’IFLA. In questa veste partecipò al secondo Congresso mondiale delle biblioteche, tenuto a Madrid nel 1935 con la presenza di una folta delegazione italiana, e ad alcune sessioni dell'IFLA e altre conferenze internazionali. In altre occasioni rappresentarono l'Italia alle sessioni dell'IFLA Luigi De Gregori o il conte Antonio Boselli, direttore della Biblioteca Universitaria di Bologna.

Dopo la seconda guerra mondiale i bibliotecari italiani dovettero ricostruire la loro Associazione, su basi democratiche, e solo nel 1951, ancora in piena ricostruzione, ripresero a partecipare all'attività dell'IFLA, proprio ospitandone di nuovo il Congresso, ancora a Roma. Nel settembre 1951 infatti si doveva tenere nella capitale d'Italia il 18° Congresso mondiale della documentazione, organizzato dalla Fédération Internationale de Documentation, e, su proposta di S.R. Ranganathan, si decise di tenere le due grandi riunioni nella stessa città e a poca distanza di tempo (la sessione dell'IFLA si svolse dal 12 al 14 settembre, quella della FID nei giorni immediatamente successivi), per facilitare i viaggi dei congressisti ma anche per sottolineare il rapporto tra biblioteche e documentazione e la collaborazione tra l'IFLA e la FID. Si trattava però ancora, per le difficoltà del periodo post-bellico, di un piccolo anche se qualificatissimo convegno, con la partecipazione di soli 54 delegati di 25 associazioni nazionali e quattro organizzazioni internazionali, che si tenne nel palazzo del Consiglio nazionale delle ricerche.

La partecipazione italiana all'IFLA dagli anni Cinquanta agli anni Settanta fu molto attiva, specialmente per merito di Francesco Barberi, segretario dell'AIB fino al 1957, e poi di Laura De Felice Olivieri, Renato Pagetti, Maria L'Abbate Widmann, Maria Valenti, Vilma Alberani e altri. Laura De Felice Olivieri Sangiacomo, direttrice della Biblioteca nazionale di Roma dal 1955 al 1968, fu nel 1958 la prima donna eletta nel Comitato esecutivo dell'IFLA e fu confermata tra i vicepresidenti per due mandati, fino al 1964.


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Proprio nel 1964 la Conferenza generale dell'IFLA tornò per la terza volta in Italia, ancora a Roma. La 30ª Sessione, che si tenne a Palazzo Barberini dal 13 al 18 settembre con oltre 350 delegati da 30 paesi, venne ricordata come quella con la più ampia partecipazione mai fin lì registrata (erano ancora lontani i tempi in cui i congressisti si sarebbero contati a migliaia!).

Nel 2009, a 80 anni dal primo Congresso mondiale delle biblioteche e a 45 dall'ultima Conferenza generale tenuta in Italia, i bibliotecari di tutto il mondo tornano in Italia e i bibliotecari italiani ripensano con gratitudine ai colleghi che costituendo le prime associazioni bibliotecarie - in America in Inghilterra e poi in altri paesi europei e non - e annodando i primi fili dello scambio e della cooperazione internazionale hanno dato l'esempio e lo spunto anche per la costituzione dell'Associazione italiana biblioteche e stabilito le regole, a cui anche il regime fascista dovette sottostare, della libera discussione in libere associazioni.

IFLA’s first fifty years: achievement and challenge in international librarianship, edited by Willem R.H. Koops and Joachim Wieder.München: Verlag Dokumentation, 1977.

Giorgio De Gregori - Simonetta Buttò.Per una storia dei bibliotecari italiani del XX secolo: dizionario bio-bibliografico 1900-1990.Roma: Associazione italiana biblioteche, 1999.

Alberto Petrucciani. Nascita e affermazione della professione bibliotecaria in Italia (1861-1969).In: La professione bibliotecaria in Italia e altri studi.Roma: Biblioteca nazionale centrale di Roma, 2002, p. 5-34 (Quaderni della Biblioteca nazionale centrale di Roma; 9).